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Saltincampo / Misticanza di famiglie – Progetto Boschiva
Anno di nascita: 2019
Indirizzo:
via monte grappa 31/B Altavilla Vicentina
via monte grappa 31/B Altavilla Vicentina
Età di riferimento:
dai 0 ai 6 anni
dai 0 ai 6 anni
Contatti:
Boschetto Jessica
Modello pedagogico:
Pedagogia del bosco
Pedagogia del bosco
Il progetto:
Il nostro progetto è nato nel 2019, dopo un anno di ideazione, dal desiderio di due mamma di creare una realtà che potesse permettere anche a bambin* molto piccol* di fare esperienza di gioco spontaneo in natura, e agli adulti intorno a loro di poter costruire connessioni e fare comunità.
Negli anni successivi ci siamo formate seguendo percorsi e la scuola di Pedagogia del bosco, siamo in costante formazione rispetto alle tematiche inerenti a questo approccio e al tema della neurodiversità.
Il nostro progetto prevede un avvicinamento della famiglia tramite visite e incontri, per poter concedere poi, a* bambin* un ambientamento il più dolce e naturale possibile, e alla famiglia di conoscere il nostro approccio nei suoi aspetti più importanti.
Lavoriamo molto in equipe sul ruolo dell’adulto e sulle osservazioni e documentazioni dei processi spontanei de* bambin* e siamo seguite in equipe da supervisione pedagogica.
Sentiamo che creare ambienti in cui gli adulti siano consapevoli e rispettosi dei processi spontanei di apprendimento de* bambin*, capaci di sostenerl* al meglio delle loro possibilità e, in interconnessione con l’ambiente naturale, possa essere una delle chiavi di volta per promuovere il cambiamento del paradigma educativo in Italia!
Attività proposte:
Progetto annuale continuativo per la fascia 0-6 anni con attività di gioco spontaneo in natura, passeggiate, escursioni, laboratori per bambine e bambini della primaria, laboratori e attività per famiglie, gite, centri estivi, formazione per genitor*, educator* e insegnant*
In evidenza (spazio libero per raccontarsi)
IL BUON OSSERVATORE (esempio di documentazione condivisa con le famiglie)
Oggi piove a dirotto.
Si è formato un inaspettato bellissimo "fiume proprio al campo base". Alcuni bambini sperimentano questa nuova dimensione “acquatica”.
A. e G. Si avvicinano al “fiume”, A ci entra direttamente, mentre G rimane sull’erba e osserva. Dalla conoscenza che ho di questi due bambini so che hanno modi e tempi diversi di approcciarsi a questo tipo di esperienze.
Inizia un gioco di corse e rincorse. Entrambi sembrano molto divertiti. A un certo punto A invita G a entrare nel “fiume”, gli dice “vieni dentro!” E G risponde molto risoluto “NO”. La relazione tra loro è solida, rimango distante e in silenzio, loro non cercano il mio sguardo.
G si allontana e A lo segue, fanno altri giochi sempre acquatici: con i catini, nelle pozzanghere, ritmicamente ritornano al “fiume”, A entra e G rimane fuori e in modo intermittente si spostano per fare altro. L’attrazione per questo punto è evidente, probabilmente in questo momento, G. Non è ancora pronto per un tipo di esperienza immersiva, A forse coglie questo e il fatto che ci sia allo stesso tempo da parte di G un grande interesse e desiderio di “entrare”. Puntualmente lo riporta li, rispettando il suo tempo, in dolce attesa.
Si spostano e iniziano a giocare con i passeggini, con questi poi si avvicinano al “Fiume”, A entra subito con il suo, G si ferma, pensa, poi spinge il passeggino giù, riflette, aspetta ancora, giarda A e poi... scende!
Forse il fatto di avere un oggetto che facesse da tramite lo ha aiutato nel prendere confidenza e sentirsi sicuro in questa situazione rischiosa per lui, forse la pazienza e gli inviti dell’amico lo hanno stimolato positivamente, forse avere del tempo in cui stare dentro se stesso e approcciarsi con il dubbio, la riflessione e anche il timore lo hanno aiutato a processare questi stati d'animo ed comprendere che in questo caso la motivazione intrinseca era così forte da permettergli di provare questa esperienza, forse il fatto di aver passato gli ultimi mesi in osservazione dei compagni e delle compagne nei momenti di "gioco acquatico", stando in disparte gli ha dato la possibilità di elaborare una strategia per gestire al meglio questa situazione di gioco.
Il tutto si svolge nel corso di circa un’ora, durante la prima parte della mattinata.
In ogni caso questo apre un’altra serie di giochi che coinvolgono non solo A e G ma anche altri compagni per il resto della giornata.
I bambini si raccontano
Un gruppo di bambini e bambine scelgono di partire per una passeggiata, decidono di portare loro il carretto e di metterci dentro borracce, merenda e telo per sederci.
Partiamo, la passeggiata è guidata dai bambini, mentre l'adulto rimane in fondo alla fila con chi ha bisogno di una mano, in osservazione. L'aspetto più importante della passeggiata non è la meta, ma il percorso, ci fermiamo moltissime volte attratti a turno da animali, vegetali, suoni o luci particolari, dinamiche di conflitto, discussioni o momenti di fatica. Poco dopo che siamo partiti ci troviamo a circa una cinquantina di metri dal campo base... qui ci fermiamo per una scoperta interessante, i bambini si mettono in gruppo attorno all'animale scoperto e nasce un dialogo davvero interessante:
J “wow che creatura cos’è?”
P “è un lumacotto”
G “si muove”
P “eh... se lo tocchi...”
G “è tutto un serpente”
A “andiamo?”
La possibilità di elaborare ipotesi e il fatto di non dare suggerimenti o soluzioni predeterminate a prescindere a* bambin*, dà loro la possibilità di esplorare il mondo circostante come veri protagonisti, di allenare il pensiero scientifico ponendosi domande e osservando attentamente le interazioni che l* circondano.
Vivere in ambiente selvatico comporta la convivenza con una serie più o meno infinita di animali non umani e altri esseri viventi. Questo porta anche i bambini a trovare dei modi di relazionarsi con l’altro sempre diversi e di porsi in una modalità di ascolto.
La scelta di avere un rapporto numerico adulto/bambin* molto basso permette anche si sostenere questo tipo di processi.







